Monday, March 28, 2016

Sabato Santo, una tradizione da proteggere di franca molinaro #JHedzWorlD



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Nell’ambito del progetto di recupero delle tradizioni denominato “Le Ricorrenze della Grande Madre” messo in atto dal Centro di ricerca tradizioni popolari “La Grande Madre”, abbiamo prestato un’attenzione particolare alla notte del Sabato Santo e alle serenate correlate. In tutta l’Irpinia c’è questo costume, noi abbiamo scelto di sostenere la tradizione che ci è più vicina, quella di Morroni in comune di Bonito (AV).
Un tempo le campane si scioglievano la mattina del sabato e subito dopo il parroco visitava le case della sua parrocchia per la benedizione. Le massaie si affannavano a preparare la tavola con la tovaglia più bella, finemente ricamata, imbandita con tutti i dolci e i rustici preparati nei giorni precedenti. Affettavano anche la sopressata e il capicollo e la ponevano in ampi piatti. Il parroco arrivava e benediceva tutte le stanze e la stalla, assaggiava un po’ di tutto, prendeva in dono delle uova che deponeva nel paniere portato da un ragazzetto, e proseguiva per un’altra masseria. I prodotti benedetti si offrivano la notte del sabato e si consumavano come antipasto il giorno di Pasqua.
Allo stato attuale, poche persone mantengono ancora la tradizione delle serenate, il più anziano è Angelo Grieci, l’ultimo del gruppo storico di Morroni. Mentre ceniamo ci racconta che fin da piccolino ha coltivato la passione della musica. A sette anni incominciò ad apprendere dal fratello che andava a scuola di organetto da un anziano, così iniziò a suonare e seguire gli adulti. Della comitiva ricorda Ciriaco Grieco e sua cugina Giuseppina, Enrico Vigliotta, tutti accaniti sostenitori della tradizione, oggi, purtroppo scomparsi. All’epoca non c’erano macchine, si camminava a piedi e si percorrevano decine di chilometri per raggiungere una fidanzata o un parente, strada facendo si smaltivano le calorie e alla prossima tappa si era pronti ad assaggiare altro salame e uova sode. Angelo ha avviato alle antiche suonate Andrea Palermo, un ragazzo di Taurasi che sta studiando organetto ed ha raggiunto un grado di preparazione lodevole. L’idea di sostenere il recupero e la valorizzazione del Sapato Santo ci è stata suggerita da Gerardo Vigliotta, figlio di Errico, suonatore storico. Abbiamo pensato che non dobbiamo trascurare di recuperare la voce, il suono e i versi di Angelo quindi ci siamo organizzati con i nostri mezzi, senza fondi e senza aiuti esterni, per effettuare delle riprese amatoriali ed immortalare i momenti più salienti della serata.


Nella tarda serata, il gruppo di amici si è riunito per le prove e mangiare qualcosa. C’è da sottolineare che i cantori, oltre ad Angelo e Andrea con l’organetto, Felice col tamburello, sono tutti a digiuno di qualsiasi concezione musicale, non sempre rispettano il tempo e qualche volta possono risultare sconnessi. Questo non li inibisce, nessuno teme di sfigurare, tutti sono animati dal desiderio di divertirsi e portare allegria e buon augurio ai propri cari.


Dopo la mezzanotte si esce di casa e ci si incammina verso la casa stabilita. Si arriva al buio davanti alla porta e si inizia a cantare:  Sapato Santo c’ha stato stanotte / teccote Pasqua la prima arrivata / lo prevete ce vene co’ l’acqua santa / e nui ci vinimo co’ suone e co’ cante / si non te curchi stuta la cannela / ca quà nnante c’hadda fane juorno chiaro / non simmo nì Francisi nì Calabrisi / nui simmo li patruni de ‘sta casa / e la gente de quisto contuorno / ci’hanno  pigliato pe’ mele vagliuni / nui simmo figli d’a ggente bona e l’amicizia sapimo tené /  e quant’è longa ‘sta scalinata sembra fatta apposta pe’ me…


A questo punto qualcuno apre la porta e la padrona apparecchia la tavola se presa di sorpresa, se a conoscenza della visita la tavola è già pronta. Si mangia, si brinda, si continua a suonare e ballare, poi i suonatori si congedano con la promessa di ritornare il prossimo anno: Hanno sonate l’undici e maza / n’ata mez’ora e ce n’hamma j / ma si vui ce vuliti sentì / a l’hanno che bene tornamo a binì…
Ripartono per una nuova destinazione dove ricominciano tutto d’accapo, questo fino all’alba.


Bonasera patrona de casa/ e co’ tutta ‘st’intera famiglia/ si me la dai ‘sta gioia de figlia / la signorella la fazzo fa / e la mamma la eva vennenno / la figlia soia ea com’a lo viento / la pozzen’accide non sape fa nienti / manco lo lietto se sape fa…


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